Voci in Attesa: ascoltare l’arte
Ho imparato ad ascoltare l’arte con la fatica, spalando un tetto di ardesia crollato sotto le tempeste del nord della Francia.
Era pesante. Era inutile.
Il gesto veniva prima del pensiero. Le mani prima delle parole. Credo che da lì io abbia capito che certe cose esistono solo quando il corpo decide di restare.
Voci in Attesa, percorso di educazione all’ascolto curato da Laura Rusconi l’ho attraversato così come si attraversa una stanza buia: tendendo le mani in avanti, ascoltando se qualcosa risponde.
Al Museo Domenico Ghidoni di Ospitaletto (BS) l’arte diventa esperienza, il corpo è lo strumento e l’udito guida l’immaginazione. E il tocco una domanda timida, quasi infantile.
Cosa succede se resto?

Dal tatto al suono
Cosa succede? Le mie sculture site-specific Solid State (for fixed bodies) e Parallel di Giorgio Presti e Corrado Saija, invitano a un’interazione immediata. Chiedono di essere toccate. È il tatto che genera suono, altera lo spazio e invita lo spettatore a una partecipazione consapevole. Ogni gesto produce un risultato unico, trasformando l’arte in un dialogo tra materia e percezione.
Cosa succede se premo qui, se gratto, se indugio?
Il suono arriva dopo.
Sempre dopo.
Come una risposta che non avevi previsto, ma che in fondo stavi aspettando.
Mi ha colpito come ognuno tocchi diversamente, e quindi ascolti diversamente.
Qualcuno ha detto che “il proprio tocco libera ciò che dei materiali non si vede”. Io l’ho sentito più come un liberare ciò che di sé non si vede.
Perché quando tocchi qualcosa che può rispondere, non sei più spettatore.
Diventi fragile.
Diventi responsabile.

Inclusione e attenzione
Non c’è gesto giusto, non c’è sbagliato dicevo.
Ogni gesto può non produrre nulla. Ogni suono può essere deludente (non lo era mai in realtà).
Ma restare lì quando non succede niente, è già una forma di ascolto.
In Voci in Attesa il pubblico espone l’opera al rischio.
Laura ha saputo fare una cosa rara: creare uno spazio in cui il tempo scorre lento, attraversabile, in cui il silenzio è sospensione.
Ho pensato che l’educazione all’ascolto passa dalla disponibilità che ognuno ha a non essere immediatamente ripagati.
A fare un gesto senza sapere se servirà.
Come spalare un tetto che crolla e mollare la fattoria senza sapere cosa verrà ricostruito sotto quel tetto.
Come restare davanti a qualcuno senza sapere se ti risponderà.
L’arte, quando funziona, fa questo:
ti mette in attesa.
E ti chiede se sei disposto a non scappare.
Partecipare a Voci in Attesa significa accettare l’attesa, ascoltare senza fretta, e sperimentare l’arte come processo. Ogni suono, ogni silenzio restituisce l’opera come esperienza condivisa e irripetibile.
F.
PS. Ho chiesto a Laura Rusconi, curatrice di Voci in Attesa, di suggerirmi dei libri per approfondire i fondamenti teorici del percorso… Mi ha risposto “Siiii ne ho letti 79 000!”.
Va bene, ok, eccone 3 che ho scelto dopo un’attenta opera di selezione:
- L’arte fuori di sé. Un manifesto per l’età post-tecnologica, di A. Balzola e P. Rosa
- Il paesaggio sonoro. Il nostro ambiente acustico e l’accordatura del mondo, di R. Murray Schafer
- Musei di narrazione. Percorsi interattivi e affreschi multimediali, di Studio Azzurro
“Ah poi aggiungi anche questo!!!!!”
- Arte come esperienza, J. Dewey
Sono comunque meno di 79 000, ce la siamo cavata!



