Il blu come campo

Resto, continuo, senza “evento”.

Rallento.
Il mondo abbassa il volume e resta solo un ronzio, costante, dietro le tempie. Non disturba abbastanza da essere chiamato dolore. È una luce che non illumina.

Il blu sono lampioni troppo lontani, promesse che non pretendono di essere mantenute. Ci cammino dentro e so che tanto non mi vedrà nessuno.

Il blu entra nei polmoni senza chiedere.
Ogni inspirazione svuota più di quanto riempia. Il corpo continua anche quando la testa ha già smesso di insistere.

Il silenzio è pressione. Spinge da fuori verso dentro. I pensieri si comprimono fino a perdere forma. Allora smetto di pensare per immagini.

Penso per temperatura.
Per peso.

Le mani diventano inutili prima di diventare insensibili. Le muovo perché ricordo come si fa. Capisco che il corpo può andare avanti anche senza di me.

La notte è spenta. È magica però.
Uno schermo acceso senza segnale. Aspetto un messaggio, un errore, una conferma.

Niente.

Un Campo uniforme che non mi restituisce lo sguardo. E poi arriva lei, come una frattura.
Ora tutto entra.
Tutto fa male.
Senza bordo, senza misura.

Sento tutto, finalmente.

Resta!

La pioggia scioglie piano, senza rumore. Non mi rompo più!
Il cielo è troppo alto per essere interrogato. Il terreno è onesto, è freddo senza promesse. La siepe mi nasconde appena. Devo essere visto. L’invisibilità è la forma minima di tormento. Tutto il resto è gestione del danno.


Aggiustamenti per restare funzionante mentre qualcosa resta aperto:

Poi il blu smette di muoversi.
O forse smetto io di seguirlo.
La siepe resta ferma.
L’erba respira piano.
Dormo.

Un altro blu: latenza, distanza, stabilità

C’è anche un altro blu. Più tecnico. Più corretto.

Il blu della distanza minima perché due cose non collassino: quello spazio che permette la coesistenza senza contatto, e se viene meno: calore! attrito! rumore!

Il blu della latenza. Il tempo tra l’evento e la sua percezione. Il mondo è già cambiato, il corpo risponde ancora alla versione precedente della realtà.

Il blu della pressione uniforme. Forza uguale da ogni direzione. Nessun punto da indicare come origine.

Il blu delle frequenze basse. Diventano sfondo ma ti sorreggono dalle viscere

Il blu dell’errore di parallasse. Due sistemi osservano la stessa cosa con risultati incompatibili. Ma nessuno dei due è falso.

Il blu del raffreddamento graduale.
Il blu dell’intervallo.

Tra due impulsi.

Tra due decisioni.

Se non lo registro perché non produce dati, allora non esiste?

Il blu della riduzione di rumore. Elimina il superfluo. Perde significato insieme al disturbo.

Il blu della stabilità.

Questo è il blu.

F.

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